Tre inediti di Le rose e il deserto

Il meglio resta

Nel prodotto di scarto

Nel pezzo difettoso;

La ferita malchiusa

È dove le parole

Trovano il fuoco esatto


Erano giorni sottili,

Che il velo della pelle

Non nascondeva le vene,

Che i nervi erano a vista;

Erano giorni di tempesta

E di deserto,

Che a guardare i passi calpestati

Girava la testa

E mancava il respiro


Stringersi

Scalfire la pelle,

Sentire una ad una le ossa,

Il midollo,

Assecondando il furore,

L’impazienza,

Come se ogni notte

Aspettasse l’ultima alba.


C’è senz’altro, nelle poesie di Le rose e il deserto (un progetto artistico cantautorale e poetico di Luca Cassano), un doppio innesto del canto, verrebbe da dire a conoscere la natura esattamente biforme e omogena della sua attività artistica come cantautore-poeta (c’è un differenza tra le due figure, in fin dei conti? – Ci si potrebbe chiedere in altri luoghi e spazi –). Se, infatti, nei testi inediti che oggi ospitiamo all’interno della Radura il canto poetico, col suo ritmo e il suo corso, si innesta sulla narrazione quotidiana spogliandola in modo peculiare di riferimenti precisi, coordinate fisiche e locali dove poter appigliarsi ma lasciando, sul fondo, la sensazione di un racconto che scorre riconoscibile nella routine del proprio mondo sopra questo stesso canto, a sua volta, si innesta la voce, la melodia musicale del cantautore medesimo.

Le due voci, appunto, si innestano le une sulle altre tra rime allineate e versi spezzati riagganciati a loro volta, tuttavia, dalle prime in una scansione del testo che procede seguendo, quasi, le corde della chitarra che accompagnano il gesto della scrittura stessa sullo spazio della pagina offerto, ora, agli occhi del lettore. E in questo sguardo attento allo scarto, alla scorza di sé e degli altri scalfiti continuamente in un tempo che secca o che brucia lo sguardo – che, in qualche modo per i viandanti che ci seguono da un po’, senz’altro ricorda qualche immagine galoniana – la narrazione poetica continua in uno scatto constante delle note sulle quali è stata costruita a dipingere, alla fine del verso, un sentiero più chiaro dove le cose di solito lasciate da parte fioriscano accanto. Una ferita riposta in un angolo dove, comunque e proprio per questo, trovare davvero il mondo.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 18 giugno 2025

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