C’è nella postura, in quello spontaneo atteggiamento corporeo in piacevole e fremente attesa un’attitudine primaria e necessaria che spinge facendo cadere dalla sedia, un moto interno che si mette in atto e vuole evolversi ma che tradisce un certo appagamento già nella sua condizione traballante e di incertezza. Tra tutti quei momenti di sospensione e di scuotimento ritmico e impaziente delle gambe due sembrano convergere nella medesima direzione incoraggiati da un comune stato di calore e passione: riesco, in qualche modo, a percepire nel periodo che precede l’agognato incontro con il libro tanto desiderato e con l’amante non ancora posseduto un’identica natura umanamente contraddittoria che quasi istintivamente prova ad accrescere quell’attesa, a darle tempo e spazio per nutrirla con l’immaginazione.
Ecco che – allora – nasce una fisicità prematura che non si compie nell’atto concreto della lettura e/o dell’amplesso ma che si costruisce raccogliendo notizie su quell’opera e distendendole, recuperando ogni possibile dettaglio che appartiene all’amato o all’amata per percepire già sulla pelle quel vitale intreccio.
[…] cosa stai cercando, qui? Vorresti penetrare nella sua conchiglia, insinuandoti nelle pagine dei libri che sta leggendo? [1]
È così che – dunque – il Lettore di Calvino in Se una notte d’inverno un viaggiatore quando si trova nella casa vuota di Ludmilla inizia a curiosare con la speranza di poter delineare un’immagine di lei sempre più nitida, di poter ricevere dai margini di quei luoghi quotidiani pregni di vita vera un insieme di indizi autentici che concorrano a realizzare i disegni della mente traendo dalla stessa assenza della donna un motivo perfino di maggior tensione e romantico trasporto. Anche il suo rapporto «confidenziale e selettivo»[2] con gli oggetti, «con la fisicità delle cose»[3], con l’ordine sparso dei libri sembra suggerire un ulteriore «lineamento importante che s’aggiunge»[4] al suo ritratto e se, viandanti, esiste poi davvero una relazione tra l’unione carnale e quella fortemente tangibile con le parole la seconda – inginocchiandosi come su genuflessorio sulla prima – può attraverso il passaggio dello stesso libro tra gli amanti produrre nella coppia un linguaggio nuovo e solo loro che (sempre per seguire con adorazione gli intimi ragionamenti di Italo Calvino) diviene un mezzo per scambiarsi segnali e riconoscersi.
Se già all’interno dell’amplesso e della lettura «s’aprono tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili»[5] una loro comunione può, allora, concedere un raggiungimento dell’Unità più persistente, un ritorno più duraturo verso quello stato di integrità e completezza: quando la voce dà sembianza alle parole accostate tra le pagine, subito dopo, avvicinare i lembi del proprio corpo a quelli dell’altro significherebbe varcare un tappeto divinatorio che restituisce alla natura umana sia la sua componente maschile sia quella femminile per un periodo più esteso e immateriale.
Se come scritto anche in un mio articolo precedente (https://radurapoetica.com/2024/09/09/guarire-carne-prima-di-introdursi-in-altra-carne-la-via-per-lamore/) l’impulso fisico ha una radice spirituale che rincorre l’urgenza di spezzare la dualità dell’uomo – dunque – l’esperienza della lettura può realmente donargli questa possibilità superando quel singolo «istante di beatitudine»[6] poiché ogni riga estrapolata da quel libro offre la novità tanto frugata dal Lettore, un numero inquantificabile di interpretazioni che stimolano gli stessi amanti a cercarsi, ad abbandonarsi all’«esplorazione dell’immensità degli spazi carezzabili e reciprocamente carezzevoli»[7]. Tutta questa volontà di curiosarsi con meticolosità e cura, di identificare dalla lettura delle vertebre lungo la colonna un nuovo tessuto osseo, una diversa piegatura della pelle e del carattere concede al congiungimento tra i due corpi un tempo d’aria che non si afferra e che perdura e che – ancora – s’investe centimetro dopo centimetro, minuto dopo minuto di quell’Unità trascendendola, addirittura, e trasferendola pienamente nella relazione amorosa.

Continuando a scrutare parallelamente i due tipi di lettura, quella delle pagine scritte e quella «che gli amanti fanno dei loro corpi»[8], affiora subito al nostro sguardo come quella comune via del desiderio e dell’attesa trovi il proprio lemma più sensibile nei primi momenti di contatto preliminari all’atto vero e proprio. Viandanti, immaginate ora di stringere tra le mani un libro ma – soprattutto – immaginate che esso sia quel testo tanto anelato e, presumendo che voi siate dei veri corteggiatori, accogliete lentamente attraverso i canali sensoriali ogni tipo di rivelazione.
Probabilmente, interverrà prontamente la vista per studiare i minimi dettagli della cellulosa, del carattere di scrittura, per ipotizzare già dalla lignina esposta più volte alla luce – volendo sfiorare una possibile circostanza futura che denota la profondità del coinvolgimento (poiché confida in un intervallo ancora inesistente) – il nascere di quelle lunghezze d’onda che si esprimono nell’oro, tra le schiere delle pagine e i fili dei capelli dell’amato o dell’amata. Ovviamente, i recettori tattili nel mentre avranno supportato l’intensa analisi degli occhi percorrendo con delicatezza le sporgenze delle lettere del titolo e delle scapole, la carta patinata e levigata della schiena; l’olfatto comunicherà – invece – un’esigenza quasi primordiale di recupero e conservazione, di tenero assalto verso il punto tra collo e clavicola, nel tratto in cui le pagine si sfogliano coricandosi le une sopra le altre sprigionando un odore bucolico e stantio, d’erba e resina.
Le papille gustative e l’udito, allora, dirigeranno come in un’orchestra ogni sensazione viva e impreparata accordandole tra loro in un unico canto ritmico e suadente: al dito inumidito dalla saliva per voltare il foglio concorreranno gli organi sensoriali della vista e del tatto liberando un movimento che produce fruscio e riporta alle orecchie dell’amante ansiti e suoni soavi. Poi – nuovamente alla bocca – il sapore della carta e del piacere ci trascineranno in un oscillamento continuo tra fervore e resistenza, tra curiosità di scoprire l’epilogo della storia e forte sete di prolungare quel nudissimo e opalescente intreccio tra carne e spirito.
L’organo olfattivo, da parte sua, sarà passo dopo passo quel profeta che – dall’osservazione dell’intesa tra le mani e delle pause sulle singole parole – preannuncerà la precisa collocazione che spetterà al libro in questione su uno degli scaffali della libreria.
[…] ora invece il particolare scoperto incidentalmente viene valorizzato oltremisura, per esempio la forma del tuo mento o uno speciale tuo morso nella sua spalla, e da questo suo avvio lei prende slancio, percorre (percorrete insieme) pagine e pagine da cima a fondo senza saltare una virgola.[9]
Ammettendo che le due letture stiano continuando a percorrere lo stesso tragitto e che tu, viandante, sia uno di quei lettori appassionati e scrupolosi – inevitabilmente – la memoria di ogni libro adorato si intrufolerà in quel momento sinuoso e di scambio tra luci e ombre, tra battiti accelerati e respiri che si rincorrono svelandoci quanto sia realmente denso l’interesse e l’amore che nutriamo nei confronti del nostro partner. E ammettendo – ancora – che quella persona si riveli il nostro libro preferito, quello che necessariamente devi sempre avere accanto sul comodino per poterlo raggiungere con una semplice e devota estensione del braccio allora, proprio quel volumetto preziosamente consumato potrà condurci spontaneamente e maggiormente a rintracciare i minimi dettagli del mento o della spalla dell’amante, a soffermarci su quelle particolari imperfezioni sottolineandole a matita per appuntarvi vicino – poi – tutto l’affetto e la gratitudine ritrovata.
Ma – come ben sappiamo – c’è sempre anche dell’indicibile che attentamente possiamo scorgere tra le righe, una narrazione invisibile che si svela e prende senso solo se è viva quell’intesa con la storia, con i suoi luoghi e i suoi personaggi.
Non solo il corpo è in te oggetto di lettura: il corpo conta in quanto parte d’un insieme d’elementi complicati, non tutti visibili e non tutti presenti ma che si manifestano in avvenimenti visibili e immediati: l’annuvolarsi dei tuoi occhi, il ridere, le parole che dici, il modo di raccogliere e spargere i capelli, il tuo prendere l’iniziativa e il tuo ritrarti […][10]
È l’affiatamento che si instaura – capitolo dopo capitolo – ad accordare il dialogo tra i corpi, a tradurre i movimenti appena accennati e ad assegnare un significato anche alle espressioni più ombreggiate. Prevedere le risposte dei muscoli dell’altro, i piani delle vocali e delle consonanti prima che si raccolgano per formare le sillabe sulla lingua è il frutto di due attività mentali che sono in sintonia che – però – affinché possano insieme continuare a crescere rigogliose necessitano costantemente come una pianta della giusta quantità d’acqua e di una precisa esposizione alla luce del sole. Se la connessione è un meccanismo biologico e incontrollabile che nasce senza richiedere alcun tipo di intervento, tuttavia, tanto facilmente potrebbe spezzarsi iniziando a trasformare quella ricchezza dell’afferrabilità dei codici invisibili appartenenti all’amante in uno stato di apatia che ci spinge a credere che non possa più esserci nessuna frase da scoprire, più nessuno sguardo da decifrare.
Ecco – viandanti – io sento di poter affermare con sincerità che la lettura abbia il dono di ricordarci le infinite increspature che si creano in un sorriso o ai margini degli occhi, di risvegliare dai punti di raccordo delle giunzioni sinaptiche dei segnali elettrici che ci comunicano la variabilità di rappresentazioni che emergerebbero se solo non smettessimo di guardare con custodia la persona amata che abbiamo accanto. Riconosco, però, in questa verità una condizione imprescindibile senza la quale il desiderio stesso che incoraggia le nostre dita a recuperare le pagine già lette per reinterpretarle consolidando – di conseguenza – l’intesa mentale non riuscirebbe a manifestarsi: è il conservare una propria segretezza, il non svelarsi mai integralmente lasciando che ci sia incessantemente un qualcosa che sfugge – e non per ambiguità o mancanza d’onestà – a rendere inesauribile ciò che l’altro ha da offrirci invogliandoci, così, a cercare quei significati che probabilmente apparterranno sempre e solo all’autore del romanzo e al nostro amante.
Se l’unione sessuale è sul piano fisico l’esperienza più vicina che possa esserci a quello stato di completezza che interrompe la dualità dell’uomo, io intravedo nel raggiungimento di un’affinità chimica, mentale e spirituale che cresce lungo il cammino – poiché confida e si affida a quel calore del Sole che sempre si leva dal fianco del cielo consentendo una personale e reciproca scoperta e autoconsapevolezza – la possibilità di conquistare l’Unità anche quando non si è carnalmente intrecciati.
Viandanti, se come dei lettori autentici e appassionati penetrassimo sia nelle pagine tangibili che in quelle impercettibili del nostro libro-amante – allora – si creerebbe uno spazio ed un tempo immisurabile che perdura nella relazione e nel quotidiano e che restituisce alla radice etimologica della parola amplesso il suo significato primario: è nell’abbraccio dell’intesa che le due unità si incontrano e che l’individuo può percepire la sua dimensione originaria di completezza senza doverla sfiorare unicamente in quei momenti fugaci di voluttà corporale.
È in quella stretta che risuona la promessa ancestrale di ogni scrittore illuminato: non esiste libro (e amante) che nel tempo muoia e finisca di raccontar di sé.
- Valeria Pasquarelli, 16 dicembre 2024
[1] Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Oscar Moderni s.p.a., Milano, 2016, p. 146.
[2] Ivi, p. 142.
[3] Ibidem.
[4] Ivi, p. 145.
[5] Ivi, p. 155.
[6] Eckhart Tolle, Il potere di adesso – una guida all’illuminazione spirituale, traduzione di Katia Prando, My Life, Coriano di Rimini, 2013, p. 164.
[7] Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, p. 153.
[8] Ivi, p. 155.
[9] Ivi, p. 154.
[10] Ibidem.