Durare – Per mantenere un cammino insieme

Un anno fa ci davamo insieme qui sulla Radura un tema da seguire, quello dell’epifania e di una parola che potesse illuminare e disvelare le cose lungo il nostro sentiero. Guardandomi indietro, ora, mi accorgo che senz’altro per me qualche scheggia luminosa è emersa: poche settimane dopo ho scritto di getto Barlumi – che è nato da pochissimo come libro – e, ripensandoci, è stata per me la realizzazione più vera di quella promessa luminescente che avevo deciso di lanciare tra gli alberi che siamo soliti, viandanti, percorrere insieme.

È stato un anno di perdite, di inquietudini esterne e sofferenze interne che il mondo ci ha posto di continuo e, già nei suoi primissimi giorni, il 2026 sembra dirci che il cammino sarà ancora più arduo: altre perdite, dolorose e violente (così tanto da sembrare, a volte, inspiegabili ma proprio in quel tanto risiedono le risposte più certe, non c’è dubbio e non lasciamoci ingannare dallo sgomento); agitazioni che scuotono le fondamenta di gabbie che finalmente scricchiolano; altre però che a loro volta serrano ancora più forte gli artigli in morse sanguinanti e indegne come a dire: «la regola velenosa non può essere infranta».

In tutto questo, mi tengo stretto due citazioni, due momenti significativi che ultimamente riguardo o ripenso più del solito. La prima è da uno dei miei film preferiti di Ridley Scott:

Nessuno di noi conosce la propria fine, in realtà, o quale mano ci condurrà ad essa. Un re può muovere un uomo. Un padre può rivendicare un figlio. Quell’uomo può anche muovere sé stesso e solo allora quell’uomo comincia davvero la sua partita. Ricordate che in qualunque modo siate mosso o da chi, la vostra anima appartiene unicamente a voi. Anche se coloro che presumono di muovervi sono re o uomini di potere, quando sarete innanzi a Dio non potrete dire: “Ma mi hanno detto gli altri di farlo” o “Non conveniva la virtù, in quel momento”. Non sarà sufficiente, ricordatevelo.[1]

La seconda (manco a dirlo) da Tolkien:

All that is gold does not glitter,

Not all those who wander are lost;

The old that is strong does not wither,

Deep roots are not reached by the frost.[2]

Più del solito avverto la sensazione che la poesia sia davvero quel mezzo che ci permette di durare insieme, trovare una condivisione nello spazio, spesso, sempre più frammentato e buio e ritrovarci, attraverso le sue parole, in un cammino comune: una carovana – come abbiamo detto e non solo noi più volte – all’interno della quale guadagnare insieme un riscatto, una durata in tempi meno luminosi.


I nostri versi e quelli degli altri saranno letteralmente le lanterne da portare lungo il sentiero nei momenti più aspri, quando la luce apparirà più breve: una nicchia dove, inoltre e soprattutto, poter dare riposo e continuazione alle parole di chi, quel cammino, non può più percorrerlo fisicamente accanto ai nostri passi. Qualcuno, forse, potrebbe trovare anche una propria salvezza: che non significherà escludere l’altro ma sentire un modo di abbracciarlo più stretto e accompagnarlo in cerca della propria.

Guardiamoci bene, perché davvero sono tempi scostanti: probabilmente, anche da chi sembrerà appartenere alle nostra fila, ci verrà detto che ciò che facciamo è «raccapricciante», verremo criticati da menti poco lucide e oneste. La poesia saprà rispondere a suo modo e al nostro posto, sempre.

Per questo, viandanti, la parola o il tema con il quale vorrei aprire e mantenere questo anno che si srotola sempre più densamente di fronte a noi è durare: insieme, con la parola, senza perdere la speranza di fronte alla sfide che il mondo ha deciso – in questa fase che stiamo vivendo – di predisporci dinanzi. Forse, tra qualche miglia più in là, ci accorgeremo di aver avuto il coraggio di resistere e durare, aver trovato un luogo e una voce: questo, probabilmente, avrà fatto tutta la differenza.

Buon sentiero, insieme.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 12 gennaio 2026

[1] R. Scott, Kingdom of Heaven, 2005.

[2] J. R. R. Tolkien, The Lord of the Rings; The Fellowship of the Ring. Nella traduzione Alliata/Principe: «Non tutto quel ch’è oro brilla, / Né gli erranti sono perduti; / Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza / E le radici profonde non gelano.»


Iconografia per viandanti:

  1. David Roberts, Jerusalem from the Mount of Olives, 1841.
  2. Ivan Shishkin, In the Wild North, 1891.
  3. John Atkinson Grimshaw, A moonlit lane, 1874.
  4. Caspar David Friederich, Abtei im Eichwald, 1810.
  5. Caspar David Friedrich, Zwei Männer in Betrachtung des Mondes, 1825.

Rispondi