
I giorni ora sono senz’altro più corti, il buio più denso intorno al sentiero. Probabilmente, allora, è buono adoperarsi per portare con sé tra i palmi una luce, senza strette che afferrino: mani poste a nido per farla durare lungo il cammino nonostante il freddo e la nebbia: in tal senso riscattare una durata anche per-agli altri e non solo a sé stessi.

La poesia ha anche la corda interna di un augurio votivo, per questo: non offre circostanze ma formule assunte dall’uso più vecchio del mondo, ricordate ogni volta nel passo senza il bisogno di un giorno a festa rimasto tra gli angoli delle città degli uomini, sulle le strade intrecciate dalle voci confuse a corsa senza fermarsi.

Perché la via del viandante riposa di fuori da quello che sembra il conforto più saldo, invita a racchiudere dentro di sé il difficile per trasformarlo, nel tempo, in qualcosa di altro e più vero: forse un fermaglio per tenere le fila del proprio cordoglio o, forse, la speranza del guadagno di qualcosa che resista. Dargli un nome e una forma, attraverso la parola, sarà il nostro compito più sentito.
Il cammino continua.
- Paolo Andrea Pasquetti, 22 dicembre 2025
Iconografia per viandanti:
- Caspar David Friedrich, Abend, 1824
- Arnold Böcklin, Sacred Grove,1882 ca.
- Odilon Redon, Reflection, 1900-1905.