Echi – Una poesia di Manuel Visani

Tra i cespugli e le fronde della Radura, oggi, la voce del nostro Simone Sanseverinati legge e interpreta un estratto da una poesia di Manuel Visani, altro giovanissimo recentemente pubblicato e recensito qui su Radura Poetica (link alla recensione completa: https://radurapoetica.com/2024/10/02/una-poesia-di-manuel-visani/). Buona visione e buon ascolto.


“On every morrow, are we wreathing a flowery band to bind us to the earth,”

                ogni giorno intrecciamo un serto fiorito per legarci alla terra

 

Scema disperso quel sole che indora,

infiamma, fulgide nubi fugaci

e fulve corron su clivi disperse

e arse in un frale spiro di vento.

     Un pruno crepuscolare assorbe

         una molle e malinconica brezza

          che lo attarda, in una danza vermiglia,

       nel ricordo: ch’è il sogno d’un sogno.

Giace il giorno, coi suoi puri misteri,

sui solinghi sentieri della notte

e gli umani lidi e queste plaghe e noi

ci abbeveriamo avidi al breve sprazzo

        dell’ormai vizzo turgore vitale

                        e noi con esso ci dissolviamo.

        E la vacua luna ascosa vacilla

in questa viva notte vereconda

rivelando quel siderale vuoto

     dal battito degli astri dilatati,

     dalla vertigine dell’infinito.

Qui, in questo vorticoso silenzio,

   trafitto da uno strepito lontano,

saremo io e te ad ammirar i fiori

e le fronde scrolleranno sui nostri

cuori aride foglie precipitose

          e sarò tuo e mio infinitando

il tedio della malattia mortale.

Su questa casta notte, sull’amato

tenero tuo ventre ora attendo e odo

la compresente mancanza ch’attende

       l’indugiare eterno nei tuoi lumi

anelanti nell’alma mia inquieta.

E sempiterno spererò apriche

valli ove frementi puledri nivei

  e gazzelle beate trasmigrano

dai teneri monti tutti perfetti

         che miti cingono un’estasi ignota

che imperscrutabilmente ancor perdura.

Ed eterno cercherò rincorrendo

       il tuo rider della vita, nel campo

romito e zolloso, tra intatte spighe.

Così or disteso attendere vorrei

           la perenne Essenza priva d’affanni

                    nel fugace indugio ch’è l’esistenza.


Testo di Manuel Visani; voce di Simone Sanseverinati; riprese e montaggio di Paolo Andrea Pasquetti

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