Una poesia di Manuel Visani

                                                                                                                   

“On every morrow, are we wreathing a flowery band to bind us to the earth,”

                ogni giorno intrecciamo un serto fiorito per legarci alla terra

 

Scema disperso quel sole che indora,

infiamma, fulgide nubi fugaci

e fulve corron su clivi disperse

e arse in un frale spiro di vento.

     Un pruno crepuscolare assorbe

         una molle e malinconica brezza

          che lo attarda, in una danza vermiglia,

       nel ricordo: ch’è il sogno d’un sogno.

Giace il giorno, coi suoi puri misteri,

sui solinghi sentieri della notte

e gli umani lidi e queste plaghe e noi

ci abbeveriamo avidi al breve sprazzo

        dell’ormai vizzo turgore vitale

                        e noi con esso ci dissolviamo.

        E la vacua luna ascosa vacilla

in questa viva notte vereconda

rivelando quel siderale vuoto

     dal battito degli astri dilatati,

     dalla vertigine dell’infinito.

Qui, in questo vorticoso silenzio,

   trafitto da uno strepito lontano,

saremo io e te ad ammirar i fiori

e le fronde scrolleranno sui nostri

cuori aride foglie precipitose

          e sarò tuo e mio infinitando

il tedio della malattia mortale.

Su questa casta notte, sull’amato

tenero tuo ventre ora attendo e odo

la compresente mancanza ch’attende

       l’indugiare eterno nei tuoi lumi

anelanti nell’alma mia inquieta.

E sempiterno spererò apriche

valli ove frementi puledri nivei

  e gazzelle beate trasmigrano

dai teneri monti tutti perfetti

         che miti cingono un’estasi ignota

che imperscrutabilmente ancor perdura.

Ed eterno cercherò rincorrendo

       il tuo rider della vita, nel campo

romito e zolloso, tra intatte spighe.

Così or disteso attendere vorrei

           la perenne Essenza priva d’affanni

                    nel fugace indugio ch’è l’esistenza.


Se, all’interno di Radura Poetica, immaginassimo ora per ogni poetessa e poeta che abbiamo ospitato con i loro versi un sentiero attraverso il bosco che ognuno di loro – una volta divenute e divenuti viandanti in cerca della Radura – percorre con le proprie parole, i versi di Manuel Visani (altro giovanissimo che accogliamo con molto piacere tra le fronde della nostra foresta) potrebbero probabilmente stabilirsi su una di quelle vie “antiche” che corrono vicine tra di loro e che abbiamo avuto modo di transitare quando recensimmo un altro autore come Giovanni Pasquali (qui la recensione completa: https://radurapoetica.com/2024/07/15/tre-poesie-di-giovanni-pasquali/). In maniera interessante, quest’avvicendamento di sentieri poetici continua ed avanza nel tempo passando dalla poesia trecentesca a quella pienamente romantica dell’Ottocento, come si può ben intuire già dalla citazione all’Endymion di Keats posta in esergo al componimento dell’autore di oggi. E come a suo tempo per Giovanni Pasquali, anche ora nel caso di Manuel Visani il pregio dell’operazione poetica di quest’ultimo riposa proprio nel riuscire a riutilizzare fedelmente forme e temi della tradizione sapendoli, però, diluire all’interno dello Zeitgeist che storicamente l’io che canta, vive.

Nello specifico, l’autore riesce a mettere in scena con estrema efficacia un’immaginazione romantica nel pieno stile degli autori evocati di quella stessa tradizione: dalle immagini naturali, tra l’onirico e lo spirituale, all’esperienza amorosa che si fonde nelle prime e via dicendo, il tutto seguendo un’impronta melodica costruita su un fluire di assonanze dense e stratificate che seguono, con altrettanta fluidità, la ben controllata scansione sillabica dei versi. Lo stesso uso di parole arcaiche e fortemente auliche è adoperato con notevole intelligenza e consapevolezza poetica – considerando la giovane età dell’autore – e, tutt’altro che scadendo nell’arcaismo retorico, riesce invece ad impattare agli occhi del lettore in maniera viva e fresca come i quadri notturni che l’io narra. E, in questo senso, il poeta con altrettanto notevole capacità rielaborativa riesce poi ad infondere su questa ode romantica una forma grafica tutta contemporanea: facendo ondeggiare i versi ora da un lato ora dall’altro, a mimare visivamente sulla carta il fruscio e il movimento delle fronde degli alberi al vento che, intanto, si allungano nel racconto poetico parola dopo parola. In questo modo (ci piace pensare qui sulla Radura) l’autore offre uno spunto interessante, un’evoluzione grafica contemporanea alla tradizione romantica stessa che, chissà, avrebbe potuto trovare quei poeti del passato non così discordi, anzi. Senza dubbio, da parte nostra, continueremo ad osservare con interesse il cammino poetico di Manuel: complimenti.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 2 ottobre 2024

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