Mi chiede come sto e come va. Ammetto che procede regolarmente tra pensieri e scrittura. «Quello che ami fare, insomma.» Le rispondo: «Quello che mi fa sentire vivo e che mi aiuta a cercare ciò che non troverò mai.» Lei crede che la mia risposta sia “pessimista”, in realtà è l’opposto.
La finitezza non è inutile, è limitante, anche se si desidera la sicurezza di un bastione difensivo. Non occorre, però, escludere il bastione, perché questo s’innalza nell’attesa, nel protrarsi di un’osservazione che cerca l’angolo dietro, l’anfratto e la scogliera: quello che non si dovrà mai trovare. Vorremmo custodire. La campana della custodia risuona spesso e a volte replica gli schiamazzi delle tante rotture che arricchiscono il pavimento.
Comprendere che esiste un linguaggio a noi inaccessibile e cercare di decodificare quello che non sarà mai compreso è, per me, una grazia incommensurabile.
A suggerirmi questo pensiero sono stati i bambini e la poesia. L’energia di un bambino sembra inesauribile: pronta a simulare ogni incrocio, a sperimentare le pendenze per aumentare la velocità. Senza alcun fine se non l’intento di vivere. Poi, magnificamente, alla prima postazione comoda, sprofondare in un sonno accogliente senza badare, al risveglio, al punto dove si era arrivati. Anche la poesia, a modo suo, si distanzia dal fine. Amo i versi perché in loro la finitezza arranca nella costa dei limiti. I versi direzionano lo sguardo, ci avvicinano al chiarore da sentirne l’odore, percepire la presenza fino a che… ci si ferma, o perlomeno, occorre fermarsi. Anche a un millimetro di distanza, senza toccare, avvampati dall’incompletezza.
Quando i bambini e i giovani adolescenti incontrano la poesia, l’incanto raggiunge picchi impensabili. Le ragioni dell’incompletezza si allungano e si riscaldano. Ho capito, dopo l’esperienza da operatore educativo, che per i più piccoli è semplicissimo cogliere il balzo poetico. È veramente un balzo per loro, un salto a cui basta assistere con attenzione. Poi si lanciano e ognuno atterra come preferisce, qualcuno risale e cerca di riprovare, altri riprendono il cammino, altri ancora vogliono capire se quel salto possa diventare un tuffo.
Propongo dunque, a conclusione del pensiero, una poesia scritta da Adam, all’epoca undicenne, alla fine di un laboratorio poetico.
Il buio non teme, ferisce
L’amicizia nel buio diventa blu
È un colore intransitivo
Mentre il nero è un colore passivo, ti schiaccia
Nel buio profondo
Ho trovato qualcosa di prezioso
Un affetto dal sapore comico
Anche nel buio c’è vita.[1]
- Simone Sanseverinati, 14 ottobre 2024
[1] La poesia di Adam è stata inserita nell’antologia curata dal Professor Fabio M. Serpilli all’interno del concorso letterario POESIA ONESTA 2021, dedicato agli studenti di tutta Italia. Il titolo dell’antologia è DANTE E LA FIERA [nell’anno di Dante] [Poesia Onesta 2021 Studenti].