Tre poesie di Valeria Pasquarelli

Qui pettiniamo

il dolore delle ossa

piegate come ramoscello

da vento di mezza estate.

 

Guarire carne

prima di introdursi in altra carne:

è questo l’Amore bello

di cui scrivo.


Io lo vedo questo aggrapparci

alle cose,

questo incessante rumore

che si trascina

per timore che il Tempo – di colpo

possa tradire tutta la roccia,

tutte le fioriture d’agosto. Ma le ombre

che dell’oscurità hanno fatto

– vita –

mai smettono di avvicinarsi

alla luce

e noi, come luce,

a Casa dovremmo tornare.


Tu, tu sai la luce

che confusamente mi cresce

ad erba

sugli occhi fitti e chiusi,

sai tutti i respiri obliqui nella sera

imprigionati come rami

all’ombra

e mi accarezzi

– la fronte spoglia –

dieci, infiniti lunghi giorni

finché la terra non si allinea al cielo

e l’umana voce non si tramuta in fruscii.


Con questi testi diamo un benvenuto ufficiale anche a Valeria Pasquarelli nella redazione di Radura Poetica, che collabora con noi come articolista perché – come abbiamo già detto – non c’è presentazione migliore se non attraverso la poesia propria di chi ha deciso di mettersi in cammino in cerca della Radura.

Nei suoi versi qui proposti l’autrice mostra una spiccata capacità di trasfondere i movimenti interiori dell’io nel mondo naturale circostante, fin dentro le sue radici, i suoi rami o i suoi fili d’erba. È soprattutto nell’utilizzo più che maturo di metafore (in particolare) e similitudini che le sue poesie riescono a raccontare il rapporto con il tempo, con l’altro e con sé stessi attraverso i luoghi in cui essi si danno all’esterno, alla ricerca di un’unità con le cose, un accordarsi alla melodia comune del mondo descritto dalle parole disposte in ogni verso.

È in particolare in questo scambio continuo di luce e ombra, di corpo e terra che la poesia dell’autrice riesce a comunicare questo stato di comunione con le cose: l’uso ben bilanciato di un linguaggio tra il quotidiano e l’evocativo e il suo essere inanellato in versi dai volumi irregolari e spesso pausati crea un ritmo fluido che mima, appunto, l’unione che l’io percepisce di volta in volta con le parti della natura alle quali si trova accanto, interagisce, ed esiste assieme. Accogliamo dunque con piacere anche Valeria come viandante nella Radura insieme alla sua voce poetica.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 24 luglio 2024

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