Dalla sezione “Diario di Galileo”
VII.
Talvolta nelle notti più serene
ti perdevi a fissare le meteore,
quel fuoco che crollava sulla Terra
con una scia lunghissima. Poi nulla.
La loro caduta, così profana
la prova incontrovertibile
di un errore insanabile nell’algebra
esatta delle sfere, l’evidenza
della corruttibilità di ogni cielo.
L’incrinatura di quel ghiaccio teso
che ci ostiniamo a chiamare Dio.
Dalla sezione “Aporie Seriali”
8.
O forse tutto il senso sta nel numero,
la sua definizione naturale
di insieme degli insiemi
di cardinalità finita e identica,
che lo rende capace della replica,
di costruire serie e successioni,
pilastri per il consolidamento
di un reale tutto frane, imperfezioni
Dalla sezione “Tecniche di equalizzazione”
σ.
L’alternativa può essere comprimere,
eliminare ridondanze inutili
con la quantizzazione delle immagini,
trasmettere soltanto variazioni
con la compensazione necessaria
interpolando fra i significati
senza degrado della percezione.
La compressione addensa il senso, limita
i bit superflui, accorpando risponde
a un suo comporre in versi, in elisione.
(Ma che ne è stato del fruscio di fondo,
del dettaglio incongruo, di ogni proficua
distorsione?)
L’idea di trovare nel metro, nel verso che al suo interno si produce, un algoritmo tutto lemmatico che dia l’occasione di un conto, un’equazione che tenga al mondo sembra abitare in profondità la raccolta di Fabrizio Bregoli, Referti (Società Editrice Fiorentina, 2025), come possiamo scorgere nelle tre poesie estratte dalla silloge che oggi ospitiamo tra i boschi della Radura. La consapevolezza del distorto, tuttavia, è in fin dei conti il vero nucleo sul quale l’opera di Bregoli e la sua voce poetica si innestano, concordando con la superfice aritmetica: non c’è solo la necessità di analizzare e dar ragione di una quantità, di un accorpamento linguistico prima ancora che sensibile quanto, semmai e di più, di ottenere alla voce la possibilità di assorbire dentro sé stessi ciò scorre più nel profondo e sempre muta il calcolo che lo riveste.
In tal senso, la struttura più chiara attraverso la quale Bregoli sceglie di portare avanti questa ricerca asincrona deve essere quella di un racconto riconoscibile all’interno del verso: una narrazione che abbia i suoi personaggi (espressi o sottintesi), le sue fasi e riti di passaggio, le sue nuove consapevolezze costruite sugli errori precedenti del canto. Si cerca una tecnica, lungo ogni strofa e sezione, per arrivare, contemporaneamente e proprio per questo, a un’incongruenza che amalgama e tiene ogni conteggio ancora non dato. Allora, essersi dati una regola avrà senso se quest’ultimo sarà stato prima e poi, e dopo offerto a un altro e ad altre cose: una voce più scura e densa che riporta però sempre alla luce ciò che dura.
- Paolo Andrea Pasquetti, 28 gennaio 2025
Un pensiero riguardo “Tre poesie da Referti di Fabrizio Bregoli”