


Se è vero che il canto può trasmutare e trasmutarsi a sua volta in essenza, in corpo che incontra o scorre nel mondo, senz’altro quello che Daphne Grieco in Amórgo (Bertoni Editore, 2025) pone in atto potrebbe avvicinarsi molto a un’immagine, un ritmo e un andamento anche fisico del genere. Nelle tre poesie tratte dalla medesima raccolta che oggi si scoprono alla luce tra i rami della Radura, infatti, la sensazione più vivida prodotta dalla loro prima lettura – e che resta nell’orecchio anche alla seconda e, alla terza, sedimenta nella mente – pare proprio quella di una mareggiata costante del lemma, che abbraccia e avvolge il bordo del verso per raccontare una storia, un corpo e le cose nelle quali si muove che non aspira, tuttavia, a farsi racconto diretto: semmai (e meglio) l’ondata leggera di ogni strofa riesce a darsi in un tratto, un segno lasciato sulla superficie della propria costa (e dell’altro) che invita a tracciare in un poi ancora di là da venire una ricomposizione.
La stessa scanalatura del verso – che abbiamo voluto riprodurre qui direttamente in formato-immagine per mantenere fedelmente l’originale – diviene il sintomo e allo stesso tempo il motore grafico-strofico di questa stessa tensione poetica e (quindi) linguistica. L’occhio del lettore è invitato, appunto, ad articolarsi tra un moto e l’altro delle parole dove il lemma stesso è un atto di (ri)scoperta costante, scioglimento e diluizione di ciò che prima era per addentrarlo in un’altra forma che comunque dalla prima deriva in un ciclo-sentiero continuo. È forse proprio la continuità narrativa del canto, infatti, la qualità che sembra emergere più vivida e cristallina dai versi di Grieco: non importa se il segno, la parola e la sua forma tocchino ora un elemento più quotidiano rispetto ad altri lontani ora una lingua più antica e diversa da un’altra: la cura che rimane sul fondo ritorna e si riaddensa ogni volta scorrendo tra tutte queste cose, lambendo ogni loro contorno per ritrovarsi in una foce più vera, dentro sé stessi disciolti nel mondo.
- Paolo Andrea Pasquetti, 29 ottobre 2025
– Foto in copertina di Felicia Iannone