INSTRUCCIONES PARA TOMAR EL COLECTIVO
No elegir
todos los destinos son iguales
mostrar un interés
discreto
por su imperativo movimiento
el tiempo se detendrá
hasta que un impulso
– metafisico digamos –
te invite a sentenciar
la renuncia final
Istruzioni per prendere l’autobus
Non scegliere.
Tutte le mete sono uguali.
Mostrare un interesse
discreto
per il suo imperativo movimento.
Il tempo si fermerà
fino a che un impulso
– metafisico, diciamo
ti inviterà a stabilire
la rinuncia finale.
INSTRUCCIONES PARA CRUZAR UN CHARCO
Divisar el abismo
que es de agua y tiempo
existir
ser un cuerpo
humedo y fatal
crear un puente
de angustia
sobre el olvido
la muerte
Istruzioni per attraversare una pozzanghera
Individuare l’abisso
che è fatto di acqua e tempo
esistere
come un corpo
umido e fatale
creare un ponte
di angoscia sull’oblio
morire
INSTRUCCIONES PARA ESCRIBIR POESIA
Agarrar una palabra
cualquiera
y agitarla
hasta que caiga
como suelen caer las cosas
o sino
si uno no desespera
esperar
hasta que esa palabra
palabra abismo
sea
Istruzioni per scrivere poesia
Prendere una parola
qualsiasi
agitarla
finché non cade
come sempre cadono le cose
altrimenti
se non ci si dispera
aspettare
finché quella parola
parola-abisso
sia
Sugli spazi della Radura oggi arricchiamo in modo interessante i sentieri e le parole dei viandanti che la popolano con le proprie parole ospitando alcuni testi di Braian San Martín, poeta argentino classe 1995, nella traduzione offertaci gentilmente da Valentina Cottini. Entrando progressivamente all’interno del verso dell’autore, senz’altro qui la parola poetica è accordata, tra metro e lemmi, per riconoscersi all’interno di coordinate, traiettorie ed istruzioni (appunto) per attraversare il mondo e le sue cose senza dare però e volutamente – ed in questa labilità a priori sta sempre il disvelarsi dell’atto poetico stesso – determinazioni specifiche da seguire, direttive precise che offrano una meta certa che tranquillizzi, moderi il passo nel canto. Semmai, e meglio, gesti: posture e movimenti del corpo da una parte, dall’altra (anche) inazione e rinuncia a una scelta in attesa di una svolta che da sola si distenda di fronte al sentiero dell’io.
In tal senso, l’uso costante e quasi esclusivo dell’infinito verbale riesce perfettamente ad insinuare all’interno delle strofe una sorta di “colata sintattica” di gestualità quasi ritualistiche pur nella loro voluta noncuranza nel seguire una prassi definita, riuscendo a cementificarsi – grazie ad un ritmo che trova una sua stabilità, nonostante la privazione della punteggiatura, nell’attenta scaglionatura e parcellizzazione di ogni verso – in un calco, un’immagine distinta per il lettore di un io che viaggia, erra tra le cose del mondo cantandole in attesa di una parola che, se agitata bene e gettata con la giusta cura e parallela però sventatezza tra di esse, possa (forse) farle rialzare attraverso un nome da offrirle in pegno, per sé stessi ed il proprio viaggio. Così, è proprio questa discrezione del passo, dello sguardo che potrà permettere di viaggiare all’interno di un tempo che muta ma che sa anche fermarsi, per chi ne sappia cogliere il giusto interstizio con le parole: un solco (o un abisso sotto i proprio piedi) che farà parte e darà forma al viaggio di chi parla e canta. Non verso una meta definita ma, ancora e di più, verso un salto, un balzo sopra una pozzanghera a una svolta del cammino.
- Paolo Andrea Pasquetti, 30 aprile 2025
Traduzione di Valentina Cottini