Mi piace, qui sulla Radura, dare e darci insieme una sorta di scansioni temporali da tenere a mente, con i loro eventi e pensieri all’interno. Credo sia un buon modo non tanto e non solo per seguire sempre simbolicamente quell’immagine del sentiero che ormai – lo avrete capito – ci sta tanto a cuore su Radura Poetica ma anche e soprattutto per tenere traccia di ciò che, dentro quel sentiero, appunto, troviamo e abbiamo trovato e continueremo a trovare. In particolare, mi sembra utile e interessante l’idea di definire insieme a voi viandanti un tempo preciso del nostro viaggio pur nelle sottigliezze, porosità e sfumature che esso assumerà durante il suo svolgimento da un punto definito ad un altro più labile: dare, insomma, un nome al tempo del nostro percorso per ricordarlo durante ogni incontro ed evento che accadrà, in modo da poter – forse – ricondurre questi ultimi al primo.
Con il nuovo anno appena iniziato e la ripresa dopo le feste delle attività nella Radura è il momento più adatto per dare una forma approssimativa, grafica in qualche modo, al tempo che ci si pone di fronte, soprattutto nelle sue direzioni che adesso di certo non siamo in grado di prevedere, progettare o pensare linearmente. Se, allora, «i nomi sono dei sigilli potenti»[1] questa forma grafica che intendo calare, in qualche modo, sulla porzione di percorso che si distende davanti a noi è proprio un nome: dare un nome a questo anno insieme su Radura Poetica che ne riassuma una sorta di tematica, un argomento generale che ci accompagni per tutto l’anno attraverso i vari articoli, rubriche, recensioni etc. scorrendo sotterraneo e, allo stesso tempo, fuoriuscendo occasionalmente in forme più vivide e visibili in modo tale da costringerci a riaffrontarlo, ripensarlo e assimilarlo ogni volta in maniera più profonda e interna, aumentando e accrescendo le nostre consapevolezze su di esso. In altre parole, con questo piccolo articolo la mia intenzione è proprio quella di condividere con voi l’argomento centrale che ci accompagnerà per tutto il 2025 qui su Radura Poetica, insieme.
Per questo primo argomento, questo primo anno “nominato” con voi viandanti, credo sia non casuale ricondurlo alla data di ripresa delle nostre attività, ovvero l’Epifania. Nel caso specifico, epifania nel senso più proprio della sua etimologia arcaica, greca: dal verbo ἐπιϕαίνομαι, «apparire». Nel senso, appunto, di un disvelarsi allo sguardo, un rendersi visibile attraverso una manifestazione che accade nello spazio verbale di quell’evento preciso, istintuale e riflessivo che è la parola poetica stessa. La poesia come momento che è in grado – nel momento in cui getta il suo sguardo sul mondo attraverso i nostri contorni corporei – di illuminare le cose e mostrarne l’unità che, in qualche modo, le accorda e tiene unite assieme e alla quale essa stessa ci invita (a nostra volta) ad accordarci. Parafrasando, l’invito che vorrei offrirvi è di tenere a mente durante tutto l’anno che si prepara a venire questo concetto: vedere la poesia, la parola poetica, come mezzo attraverso il quale poter scorgere una visione del mondo più profonda e sensibile, di cui sentirsi parte in qualche modo.
Lascio, allora, come cartolina-guida da tenere nelle nostre tasche, le parole di Martin Heidegger a riassumere il concetto:
L’essenza dell’agire, invece, è il portare a compimento (Vollbringen). Portare a compimento significa: dispiegare qualcosa nella pienezza della sua essenza, condurre-fuori a questa pienezza, producere. Dunque può essere portato a compimento in senso proprio solo ciò che già è. Ma ciò che prima di tutto «è» è l’essere. […] Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo. I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora. Il loro vegliare è il portare a compimento la manifestatività dell’essere; essi, infatti, mediante il loro dire, la conducono al linguaggio e nel linguaggio la custodiscono.[2]
Riallacciandomi, prima di chiudere, alle parole di Heidegger, affrontiamo allora il sentiero che ci si pone davanti cercando di manifestare, portare a compimento ciò che ci circonda e si interseca inevitabilmente con la nostra vita. Un buon modo per farlo – forse l’unico davvero utile e positivo – è, di quelle cose che sono attorno a noi, farsene custodi: che non significa porsi su uno scalino inferiore a noi stessi ma, anzi, in quella postura umile trovare la propria tenuta maggioritaria per la vita che maggiora e maggiorerà, a sua volta, ciò la compone. La poesia sarà il bastone, il breviario e gli strumenti nella bisaccia che ci permetteranno di custodire e custodirci, mostrandoci le cose.
Buon sentiero, insieme.
- Paolo Andrea Pasquetti, 6 gennaio 2025
[1] The Witcher 3 – Wild Hunt, CD Projekt RED, 2015 [traduzione propria].
[2] M. Heidegger, Lettera sull’«Umanismo», a cura di F. Volpi, Adelphi Edizioni S.P.A., Milano, 1995, p. 31 [corsivo del testo].
Un pensiero riguardo “Su Epifania e parola – custodire le cose per renderle visibili”