Una poesia di Giulia Provera

Io sto

Io es

Una i dritta

Rimane

A testa alta

Metto i puntini sulle i

Io sto

 

Io esisto

In una parola traliccio

Es e travalico

Io sono il valico

Tra due vallate

Es e io

Ci cerchiamo nella terra

L’uva alla mano tesa

L’elisir dalla coppa dorata

Eterna attesa

Intingi la verità nel miele

 

Un’ape sola giunge attratta

Affamato poi l’orso

Ha più verità nel pelo

Che ogni pensiero

Spremuto

Scervellato

Umano.


Se la forma poetica si realizza anche – e comunque – come strumento autoconoscitivo di sé il testo di Giulia Provera che ospitiamo oggi sulla Radura ne rappresenta, senza dubbio, un esempio interessante. La stessa forma grafica e metrica dei versi infatti, incrinati e franti, mimano con l’evidenza del simbolo linguistico (e, quindi, poetico) la scissione a posteriori tra Io ed Es che risiede nella voce di chi canta, con le parole stesse a rielaborare in modo peculiare, attraverso lo strumento della poesia, la nota dicotomia freudiana. Dicotomia, in realtà, che nel proseguire dei versi riassume la sua forma completa – Es, Io e Super Io – nella forma stessa del trittico, della tri-partitura strofica del componimento stesso, dove progressivamente la parola detta e cantata scava più a fondo nei propri angoli interni, cercando quella centratura personale che aiuti a riallineare davanti e dentro di sé le cose dette, viste e vissute.

In tal senso, il racconto-scavo del testo si realizza attraverso immagini tutte raccolte nell’evidenza (anche e soprattutto, qui, psicoanalitica) del simbolo: dalle rappresentazioni naturali, vegetali – l’uva, la terra – a quelle dal tocco più chiaramente mitologico – la coppa d’orata e il suo elisir – ma ancor di più nella simbolizzazione stessa della parola come elemento in cui cercare di trasfondersi. L’Io infatti, scisso tra i suoi due poli opposti, cerca la sua realizzazione in ultima istanza proprio nella parola poetica, una «parola traliccio», appunto, che sappia infondere e legare assieme le proprie sostanze personali in un’individualità consapevole della propria esperienza sensibile. Così, attraverso un ritmo che fa del frantumarsi melodico la sua peculiarità essenziale, nella lettura del verso avviene e si percepisce una ricostruzione musicale, una partitura di fondo che tutto lega e tenta di giungere, attraverso la parola poetica, a un’unione con sé stessi.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 13 novembre 2024

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