Tre inediti di Antonio Sarracino

Nell’ombra triste

di un cipresso silente,

il pianto dolce

dei giovani amanti,

scivola sull’erba fredda della notte,

legandosi indissolubilmente

ad altri amori perduti

tra le radici nascoste del tempo.


Pensami, quando sarai seduta

sulle sponde del fiume

che attraversa il nostro villaggio

nelle calme giornate di primavera.

Dove, come ogni anno,

una piccola farfalla rosa

uscirà dal suo bozzolo

per solcare l’aria limpida.

È quel volo tenue,

sfiorerà le tue bianche guance,

facendole arrossire, delicatamente,

ancora una volta.


Le luci dei lampioni

accarezzano i nostri sogni

nel silenzio delle case.

In queste stelle spente

nell’universo infinito,

stringo le tue mani

sul mio petto freddo

per non dimenticare mai,

i nostri destini rubati.


Gli inediti di Antonio Sarracino che oggi scopriamo sulla Radura hanno senza dubbio il pregio di saper raccontare, fotografandole con precisione e cura, le varie screziature del sentimento amoroso senza correre il rischio di cadere nell’approssimazione di un tema così tante volte percorso. È proprio, infatti, nella semplicità delle immagini che la narrazione poetica dell’autore riesce ad imprimere quella sensazione di palpabilità dei movimenti, dei gesti, dei luoghi dell’amore dell’io e del tu (e del noi) riuscendo, a sua volta, a pervenire alla meta di ogni immagine poetica amorosa: la simbolicità delle raffigurazioni che, in modo diretto e rettilineo, guidano gli occhi e la mente del lettore al significato che esse stesse, appunto, rappresentano. Ponere ante oculos, come si sarebbe detto un tempo.

Questo è possibile anche grazie alla capacità dell’autore – anch’essa a sua volta, considerando il tema in questione, assolutamente non banale – di saper condensare le descrizioni tanto naturali, bucoliche e boschive quanto cittadine e celesti nel giusto spazio dei versi, senza perdersi nei corsi di una narrazione prosastica. In questo modo l’io canta e, verso dopo verso, offre a chi legge singoli movimenti catturati dalla cinepresa della penna: poche parole ben posate per immagini delicate come il sentimento amoroso che loro stesse simboleggiano. L’uso particolarmente diffuso di assonanze (tanto alla fine dei versi quanto interne) e di pause sintattiche definite concorre a definire un ritmo perfettamente adiacente alla concisione, da una parte, degli scorci e al legame fluido, simbolico e musicale, dall’altra, che gli stessi hanno con l’amore narrato e del quale fanno ineludibilmente parte. Così, tra ombre boscose e sprazzi di colori di farfalle e stelle, l’amore dell’io assume una sua forma, un suo modo di narrarsi ed essere compreso da chi lo ascolta in attesa.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 9 ottobre 2024

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