Le seul moyen, il solo modo… – la poesia contro il diradamento

In un’intervista, Umberto Eco raccontò di un noto critico letterario, proveniente da una famiglia poverissima, che si era iniziato alla letteratura dopo aver sentito il padre piangere a dirotto di notte mentre leggeva Les Misérables di Victor Hugo. Il critico in questione era chiaramente un uomo del secolo scorso.


Mi chiedo dunque, come si realizza oggi l’approdo alle lettere e alla poesia? E gli umiliati di oggi? Gli umiliati ci sono ancora, ma è come se si volessero rendere evanescenti. Nel linguaggio lavorativo odierno c’è un grande affollamento di plurime espressioni come impegno, sacrificio, resistenza, resilienza e simili. Parole che imbracano tanti lavoratori/trici.

Chi occupa “l’ultimo scalino” sente, affianco a queste parole vane, il peso dei passi altrui; piedi che calpestano, saltano, corrono e rincorrono. Piedi che si fermano solo per allacciarsi le scarpe o al massimo per liberarsi dal fango, magari utilizzando proprio il gradino. Ovviamente a nessuno importa del gradino. Pazienza, si pulirà.

Gli occhi di chi subisce si diradano, perdono vigore e staccano l’ariosità che anima il volto, come un capello che perde vigore e si restringe e poi cade; ma, a differenza dei capelli in testa, non viene notato. O meglio, nessuno si sofferma. Non migliaia, milioni di persone, un popolo che in silenzio si convince di meritare ciò che subisce, accampati agli ultimi gradini. Questo è l’insegnamento, dicono, la società premia il merito, chi non riesce è incapace o sfaticato, o entrambe. La società giusta valorizza i migliori e condanna chi fallisce.


È questo quindi il paradigma? Non lo so, ho la mia idea che vi risparmio. Pensateci, dite la vostra, creiamo un dibattito all’interno della Radura. In attesa e mentre ciascuno formula il proprio pensiero, occorre attingere a una delle grandi fonti della Poesia: la possibilità. Affidatevi alle poetesse e ai poeti, create con loro, attraverso la lettura, un rapporto quotidiano. Nel lato in cui vi nutrirete sembrerà proporsi un riscatto.

Il piano non sarà solo un piano, forse apparirà come la base di un sospiro, una sponda non accompagnerà solo il corso e una coperta non rimarrà solo un caloroso abbellimento. Le ore difficili potrebbero intrecciarsi e dipanare un sacco di elementi che probabilmente non cancelleranno l’umiliazione. Eppure, qualcosa infoltirà la richiesta degli occhi. Saremo ancora un riporto nella somma della nostra condizione, ma, almeno, lo spazio di un verso, anche solo per un attimo, proverà a disegnare un ritratto prima che ritornino i conti sul foglio. Non ci sono ricette, credo nell’integratore del verso quotidiano.

Lascio la parola a Flaubert:

Le seul moyen de supporter l’existence, c’est de s’étourdir dans la littérature comme dans une orgie perpétuelle.[1]

In attesa che il verso che amiamo si desti e si realizzi.

  • Simone Sanseverinati, 30 settembre 2024

[1] Gustave Flaubert, Correspondance, à Mlle Leroyer de Chantepie, 4 settembre 1858.

2 pensieri riguardo “Le seul moyen, il solo modo… – la poesia contro il diradamento

  1. Nella nostra contemporaneità, in cui il capitalismo e il dio denaro primeggiano, è diventato sempre meno comune vedere l’essere umano in quanto tale, poiché prevale l’idea della quantità performante per far sì che la società si trascini apaticamente così com’è impostata . Ciò comporta una retorica ormai non più convincente in cui il sacrificio e l’impegno nel lavoro ripagano. Ma riflettiamo su come si viene ripagati: con la stanchezza e lo stress, tanto che dire di essere esausti dopo una giornata di lavoro è addirittura la nuova moda, e poco tempo da dedicarsi a se stessi, alla famiglia e agli amici e a ciò che ci piace. Questo, secondo me, è il grande fallimento: non riuscire a fare esperienza di sé, poiché troppo stressati e/o impegnati e/o distratti dalla frivolezza che ci circonda.
    In questo contesto degradante in cui l’essere umano è ridotto ad un numero dunque a poco meno di una macchina, credo che gli umiliati siano evanescenti per una loro precisa scelta, in quanto (per fortuna!) non si riconoscono in nessuno standard proposto, anzi: sono ben lieti semplicemente di essere!
    Questi uomini e donne sono anime rare oggi! Riescono a portare sempre con loro le parole dei testi che leggono, perché li fanno propri. Un occhi attento li può notare mentre apprezzano piccole e semplici cose: una farfalla che vola esibendo i suoi colori, il canto degli uccelli tra gli alberi, il fruscio del vento tra le fronde, leggere un buon libro in una giornata autunnale accanto al fuoco acceso che scoppietta, ecc…
    Personalmente in questo mondo in cui lo stress, la velocità, la banalità e la superficialità dilagano, nella letteratura trovo il mio rifugio, un universo pacato che segue i miei ritmi, che non permetto a nessuno di intaccare con il pessimismo, l’invidia, l’umiliazione, la paura. Se essere umiliata vuol dire avere una sensibilità maggiore che poche esperienze come la lettura possono regalare, sono contenta di essere su quest’ultimo gradino! Possono provare ad infangarmi, ma la pioggia laverà sempre la sporcizia e sarò fortunata a godere del suo profumo, delle sue gocce sul mio viso e del ristoro che offre dopo una lunga e calda estate.
    “È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto, hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore.” Leopardi

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