Tre inediti di Stefano Errico

Posata la guancia

sui tuoi seni cuccia

ho respirato per la prima volta

l’aria di casa.

 

Dalla canottiera bianca

ho salutato le mie nonne

contadine di terra e di morale

ho abbracciato per la prima volta

mio padre.

 

Ho creduto in Dio

per la prima volta

ho imparato a pregare

a pregarti per non spostare

il mio zigomo dal tuo cuore.


Vecchia ti dono

per un compleanno di troppi anni

i gomitoli incastrati tra i ventricoli

che ho, asportali

rattoppa lo spiraglio tremendo

prossimo, dell’altro mondo.


Come una Gitana

fanciulla già esperta

danza, tra

le gonne di fiori e

seta morbida

camicette libere come

liberi, liberi siamo noi

e amanti d’ossigeno amanti

della terra che

ci sostiene e sporca,

amanti della terra che

ci accoglie madre.

 

Come una Gitana

fanciulla già esperta, danza!

moschini di questi campi

ci faremo grembo

per i tuoi passi tenui.


Nei testi inediti di Stefano Errico, che oggi ospitiamo qui su Radura Poetica, risalta in particolare una narrazione in versi che procede attraverso multiple comparse, sulla propria scena, di vari personaggi dall’aura tanto simbolica quanto concreta. In questo senso, i personaggi ai quali l’io si rivolge di volta in volta, più o meno direttamente, ricoprono quella funzione autoconoscitiva di rivolgere a loro volta il loro stesso sguardo verso chi li canta: così, l’io scopre attraverso di essi sé stesso, si rammemora di propri movimenti e forze interiori dimenticate e acquisisce una consapevolezza maggiore, anche del suo posto nei luoghi del mondo.

Il racconto poetico si snoda tra i versi con un ritmo veloce, guidato dall’uso particolarmente parcellizzato della punteggiatura e da un lessico che aspira a farsi casa nel quotidiano cantato, anche attraverso le varie ripetizioni utilizzate. In questo modo, le immagini, i corpi, le sembianze e le azioni della narrazione si susseguono come, appunto, una «danza» che si svela all’io tra le varie e folte rime ed assonanze, offrendogli in dono una saggezza sulle cose da conservare all’interno di sé.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 23 agosto 2024

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