Primavera lieve e notturna
Ritagli
d’un flusso
frastagliato
incastonato
di pensieri
dal tenue
baglior
in una penombra
densa
di sussurri.
Lo sguardo
delle ore
di una luna
assorta
nel suo candido
sonno
tinge
il respiro
d’una notte
lunga
quanto
il soffice canto
d’una lieve
brezza
dal sorriso primavera.
3 maggio 2023
Di fiamma lucente e residui di marea
Tra i fili
sottili che trapassan
fermi
le ore del giorno,
scorgo aggrappato
allo stremo
del respiro
un sogno
che da tempo
m’appartiene,
deposto
nel sonno
in attesa
da anni languenti,
accartocciato
nelle viscere
lasse e molli
del mio denso
timore,
che sgorga
sin al cuore
del midollo,
nudo e tremante
agl’occhi del buio.
Un sogno
residuo
d’una marea
desolata, triste,
che riporta
i resti degl’aneliti,
nascituri
in un passato
di fuoco
pervaso
dal fremito ruggente
del galoppo del vento,
appassito ai lati
dalle voci del deserto
che scorre nelle vene
delle strade
di questa città di carne,
ch’è l’orizzonte
del mio sguardo
e il confine
di ogni altrove
in cui palpita il
sorriso del pensier mio,
di fiamma lucente
vestito.
19 maggio 2023
Nella lunga notte discesa
Il volto silente
di un deserto
dalle ali
accartocciate
-vibranti
nel vento-
pulsa, pulsa
nei meandri
vacui,
fondi
d’un sonno
riposto
tra cumuli
di secche foglie,
resti d’un antica speranza,
respiro d’un sogno
incastonato di stelle
infrante dall’urlo
d’un gelido vento.
Riluce appena
il bagliore lontano
d’una marea
intermittente,
che il cuore
d’un uomo
-piano piano-
col suo manto
di sogni
sfumati
ricopre.
Il riflesso
d’un vago ricordo,
ormai spento,
si posa lieve
tra le braci morenti
del focolare.
Trema luce d’essenza,
muto il buio ch’avanza
-di terra in terra-
tra i sottili confini di carne.
Nulla più crepita vita
e rischiara le membra
in cui dimora nell’ombra
questa notte lunga,
discesa lenta
tra le viscere d’un mondo
gettato laggiù,
nel mezzo
d’un organo etereo
del fitto gorgo.
27 maggio 2023
Nelle sue poesie, tratte dalla raccolta Fiamma Lucente E Residui Di Marea (Transeuropa Edizioni, 2023), Andrea Ravazzini mette in scena un teatro di immagini vorticose e taglienti attraverso una forte aggettivazione dei termini, quasi incastrati tra i versi, e la scelta di parole che scelgono quasi di raschiare la superficie ruvida e dura della realtà insieme al mondo delle percezioni interiori. In tutto ciò, anche il ritmo franto dei versi contribuisce a far defluire il racconto, appunto, in una sorta di vortice di visioni che a mano a mano si districano nelle parole dell’autore. L’uso costante di assonanze rende però ben riconoscibile il canto, la melodia che trattiene e modula ogni immagine in un’unica narrazione poetica.
Nello specifico, emerge l’alternarsi tra veglia e sonno, tra ricordi quasi sbiaditi tra le fiamme del passato e un futuro incerto che si divincola tra gli schizzi quasi allucinati di un presente frantumato che mima e rielabora una sorta di frantumazione interiore dell’io che filtra ciò vede fuori e dentro di sé. Il risultato è, dunque, un racconto in versi vivido e significativo nelle sue immagini e nei significati che esse portano dentro di loro: una buona prova che ospitiamo con piacere qui sulla Radura.
- Paolo Andrea Pasquetti, 2 agosto 2024