Tre poesie da Fiamma Lucente E Residui Di Marea di Andrea Ravazzini

Primavera lieve e notturna

Ritagli

d’un flusso

frastagliato

incastonato

di pensieri

dal tenue

baglior

in una penombra

densa

di sussurri.

 

Lo sguardo

delle ore

di una luna

assorta

nel suo candido

sonno

tinge

il respiro

d’una notte

lunga

quanto

il soffice canto

d’una lieve

brezza

dal sorriso primavera.

 

3 maggio 2023


Di fiamma lucente e residui di marea

Tra i fili

sottili che trapassan

fermi

le ore del giorno,

scorgo aggrappato

allo stremo

del respiro

un sogno

che da tempo

m’appartiene,

deposto

nel sonno

in attesa

da anni languenti,

accartocciato

nelle viscere

lasse e molli

del mio denso

timore,

che sgorga

sin al cuore

del midollo,

nudo e tremante

agl’occhi del buio.

 

Un sogno

residuo

d’una marea

desolata, triste,

che riporta

i resti degl’aneliti,

nascituri

in un passato

di fuoco

pervaso

dal fremito ruggente

del galoppo del vento,

appassito ai lati

dalle voci del deserto

che scorre nelle vene

delle strade

di questa città di carne,

ch’è l’orizzonte

del mio sguardo

e il confine

di ogni altrove

in cui palpita il

sorriso del pensier mio,

di fiamma lucente

vestito.

 

19 maggio 2023


Nella lunga notte discesa

Il volto silente

di un deserto

dalle ali

accartocciate

-vibranti

nel vento-

pulsa, pulsa

nei meandri

vacui,

fondi

d’un sonno

riposto

tra cumuli

di secche foglie,

resti d’un antica speranza,

respiro d’un sogno

incastonato di stelle

infrante dall’urlo

d’un gelido vento.

 

Riluce appena

il bagliore lontano

d’una marea

intermittente,

che il cuore

d’un uomo

-piano piano-

col suo manto

di sogni

sfumati

ricopre.

 

Il riflesso

d’un vago ricordo,

ormai spento,

si posa lieve

tra le braci morenti

del focolare.

 

Trema luce d’essenza,

muto il buio ch’avanza

-di terra in terra-

tra i sottili confini di carne.

 

Nulla più crepita vita

e rischiara le membra

in cui dimora nell’ombra

questa notte lunga,

discesa lenta

tra le viscere d’un mondo

gettato laggiù,

nel mezzo

d’un organo etereo

del fitto gorgo.

 

27 maggio 2023


 Nelle sue poesie, tratte dalla raccolta Fiamma Lucente E Residui Di Marea (Transeuropa Edizioni, 2023), Andrea Ravazzini mette in scena un teatro di immagini vorticose e taglienti attraverso una forte aggettivazione dei termini, quasi incastrati tra i versi, e la scelta di parole che scelgono quasi di raschiare la superficie ruvida e dura della realtà insieme al mondo delle percezioni interiori. In tutto ciò, anche il ritmo franto dei versi contribuisce a far defluire il racconto, appunto, in una sorta di vortice di visioni che a mano a mano si districano nelle parole dell’autore. L’uso costante di assonanze rende però ben riconoscibile il canto, la melodia che trattiene e modula ogni immagine in un’unica narrazione poetica.

Nello specifico, emerge l’alternarsi tra veglia e sonno, tra ricordi quasi sbiaditi tra le fiamme del passato e un futuro incerto che si divincola tra gli schizzi quasi allucinati di un presente frantumato che mima e rielabora una sorta di frantumazione interiore dell’io che filtra ciò vede fuori e dentro di sé. Il risultato è, dunque, un racconto in versi vivido e significativo nelle sue immagini e nei significati che esse portano dentro di loro: una buona prova che ospitiamo con piacere qui sulla Radura.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 2 agosto 2024

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