Quando GW, l’intelligenza artificiale creata dai Patriots, rivela a Raiden la vera sostanza del piano che essa si è prefissata di mettere in atto per la società umana, ci rendiamo conto di come Kojima in Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty stia di colpo ponendo in tempi ancora non sospetti (siamo nel 2001 di fronte a una PlayStation 2) il punto della questione in un modo significativo:
What we propose to do is not to control content, but to create context.[1]

Il potere, nell’attuale era della digitalizzazione (e dell’AI) non mira tanto a controllare i contenuti, gli eventi che noi possiamo più o meno casualmente trovarci a testimoniare in presenza o a distanza quanto, semmai, a creare e modificarne continuamente il contesto, le narrazioni che si muovono e sviluppano attorno a quegli eventi stessi. Una malleabilità discorsiva che rende più vischiosa e opaca la nostra capacità di comprendere correttamente cosa stia accadendo. Una rielaborazione contestuale permanente che ci porta ad essere diffidenti al confronto gli uni con gli altri. L’etichetta risulta l’opzione più facile. La polarizzazione estrema degli argomenti la tendenza maggiormente desiderabile nella quale rifugiarsi.
Rimane quindi a noi la necessità di doverci toglier fuori dal gioco pur rimanendo nel mondo, con i nostri corpi e le nostre parole. Qualcosa di estremamente difficile. Una postura che richiede senz’altro forza mentale e d’animo, un continuo allenamento interiore della nostra consapevolezza. Perché è proprio la distorsione e ri-creazione del contesto da parte del potere a minacciare in modo più ampio e sistemico la verità di ciò che accade intorno e accanto a noi. Questo lo aveva capito bene Mon Mothma nel suo discorso al Senato Galattico:
I believe we are in crisis. The distance between what is said and what is known to be true has become an abyss. Of all the things at risk, the loss of an objective reality is perhaps the most dangerous. The death of truth is the ultimate victory of evil. When truth leaves us, when we let it slip away, when it is ripped from our hands, we become vulnerable to the appetite of whatever monster screams the loudest.[2]

Anche in questo caso, ci troviamo di fronte a un’altra narrazione artistica come quella di Andor dove Tony Gilroy decide, in maniera assai simile a Kojima, di spostare chiaramente l’attenzione dello spettatore sullo stesso elemento significativo. Al contrario di Metal Gear Solid stavolta, verrebbe da dire, in tempi decisamente più sospetti (2025). Ecco che la perdita di una realtà oggettiva, secondo Mothma, è causata non tanto dal fatto che essa venga in toto o in parte nascosta quanto dalla distanza che si allarga sempre più tra ciò che viene detto su di lei e su quello che di essa effettivamente conosciamo. Vale a dire: il dato significativo risiede nell’utilizzo del linguaggio, nelle parole per narrare a noi stessi e agli altri un fatto e il modo in cui il primo possa essere manipolato sia dall’esterno sia dall’interno. Quando quest’ultima cosa accade, la narrazione originaria muta e si disperde, si frammenta e ricompone in un discorso etero-diretto lasciandoci confusi in un uno spazio chiuso e meno luminoso.
Verrebbe da chiedersi, allora, qual è l’effettiva area d’azione che un individuo può permettersi stando all’interno di una simile relazione e dimensione narrativa, linguistica e fisica. Perché avere la percezione – più che e assieme alla consapevolezza – che il contesto narrativo nel quale siamo immersi possa forzare a tal punto il nucleo dell’immagine, distorcere i nessi di causa ed effetto ci pone sempre sul crinale impervio della disillusione, dell’insicurezza. La nave che naviga a vista tra le onde di un linguaggio sottratto a tutti dai pochi. Che lavora per continua riduzione e semplificazione pur utilizzando la complessità del proprio algoritmo verbale. Pure, c’è sempre un margine di manovra per riappropriarsi di quel linguaggio. Ce lo dice uno dei personaggi più riconoscibili (iconico, potremmo anche dire) de I Miserabili:
Sì, insegnamento! Luce! Luce! Tutto proviene dalla luce e tutto vi ritorna.[3]

È Enjolras a parlare dalle barricate a dei rivoluzionari destinati di lì a poco alla disfatta e alla repressione sanguinosa della loro sommossa. Una frase che quasi stride se messa accanto al contesto, appunto, che ormai si è delineato intorno a chi la pronuncia e che lo porterà inevitabilmente alla sconfitta. E, qualche pagina più avanti, è lo stesso Hugo a prendere direttamente la parola e distendere in maniera più chiara questa insistenza su luce e cultura, arte e speranza che a prima vista può sembrarci non del tutto evidente: «I popoli artisti sono anche i popoli conseguenti. Amare il bello è volere la luce. […] Divini popoli portatori di luce! Vitae lampada tradunt. Cosa mirabile, la poesia di un popolo è l’elemento del suo progresso. Il livello di civiltà si può misurare dallo sviluppo dell’immaginazione»[4]. Lo scrittore francese cita direttamente il De Rerum Natura di Lucrezio per affidarsi all’immagine del passaggio della torcia[5] tra donne e uomini come elemento significativo: riprendere in mano il proprio linguaggio attraverso la poesia, l’arte in genere; progredire tornando a sviluppare la nostra immaginazione contro chi ci chiede di demandarla ad una narrazione sovrastante, più confusa e rumorosa. E, probabilmente, falsa. Ma se non riafferriamo e passiamo la fiaccola non potremmo mai esserne certi.
Così, riprendendo in maniera curiosa la stessa immagine un secolo e mezzo più tardi, è proprio Solid Snake sempre alla fine di Sons of Liberty a darci delle coordinate di navigazione linguistica, corporea nel mondo che abitiamo:
Life isn’t just about passing on your genes. We can leave behind much more than just DNA. Through speech, music, literature and movies… what we’ve seen, heard, felt… anger, joy and sorrow… these are the things I will pass on. That’s what I live for. We need to pass the torch, and let our children read our messy and sad history by its light. We have all the magic of the digital age to do that with. The human race will probably come to an end some time, and new species may rule over this planet. Earth may not be forever, but we still have the responsibility to leave what traces of life we can. Building the future and keeping the past alive are one in the same thing.[6]

Dobbiamo passarci la torcia gli uni con gli altri, tramandare proprio quello che può combattere la distorsione del contesto non per creare una sua contronarrazione ma per continuare a illuminare e dare voce e corpo a quella che già esiste accanto a noi perché è vera. Perché ha già le sue parole che non possono essere fraintese dall’arte. Se la poesia è sempre capace di disvelare l’essenza delle cose così come esse sono il nostro compito sarà quello, allora, di fare in modo che la luce di quella fiaccola linguistica possa continuare a illuminare gli interstizi del mondo, delle spaccature spesso dimenticate e infrante dove abitiamo noi e/con gli altri per saperle comunicare meglio e forse, un giorno, risanare. Accettarne la complessità e le sofferenze proprio perché avremo deciso di porci accanto ad esse con una luce più vera.
Servirà coraggio, vero. I nostri compagni di via sul sentiero, chissà, potrebbero essere proprio Enjolras e Solid Snake. Il primo magari potremmo immaginarcelo mentre cammina ad ampie falcate a parlare ad alta voce, sbracciando per l’aria, pensando di rivolgersi ancora ai suoi compagni lì di fronte e ci dirà che bisogna «[…] dare realtà all’ideale»[7]. L’altro, dopo aver fumato una sigaretta e aver mugugnato sommesso, ci darà direttamente del tu, per completare le parole del secondo: «Find something to believe in, and find it for yourself. When you do, pass it on to the future»[8]. Il sentiero continua, ancora.
I stare at the stars and the sky up above
and think ‘what am I made of?’
Am I full of sorrow? Am I hurt and pained?
Or am I filled… with love?
I walk by myself on the streets below
and ask every child I know,
“Do you think tomorrow will bring sun or rain?
Which one of these will show?”[9]
Fisso le stelle e il cielo là sopra
e penso “di cosa sono fatto?”
Sono pieno di dolore? Sono ferito e soffro?
O sono pieno… d’amore?
Cammino da solo per le strade lì sotto
e chiedo ad ogni bambino che conosco,
“Pensi che domani ci sarà il sole o la pioggia?
Quale dei due si farà vedere?”
- Paolo Andrea Pasquetti, 27 ottobre 2026
[1] Hideo Kojima, Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, Konami, 2001; «Quello che ci proponiamo di fare non è di controllare il contenuto ma di creare il contesto» trad. Paolo Andrea Pasquetti.
[2] Tony Gilroy, Star Wars: Andor, Lucas Film / Disney, 2022-2025; «Credo che siamo in crisi. La distanza tra ciò che viene detto e ciò che si sa essere vero è diventata un abisso. Di tutte le cose a rischio, la perdita di una realtà obbiettiva è forse la più pericolosa. La morte della verità è la vittoria ultima del male. Quando la verità ci abbandona, quando permettiamo che ci sfugga via, quando ci è strappata dalla nostre mani, diveniamo vulnerabili all’appetito di qualsiasi mostro che urli più forte» trad. Paolo Andrea Pasquetti.
[3] Victor Hugo, I Miserabili, traduzione di Valentino Piccoli, BUR Rizzoli, 2016, Milano, p. 1117.
[4] Ivi, p. 1161.
[5] La traduzione del passo è proprio «Si trasmettono la fiaccola della vita».
[6] H. Kojima, Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty; «La vita non è soltanto trasmettere i nostri geni. Possiamo lasciarci dietro molto di più del DNA. Attraverso il linguaggio, la musica, la letteratura e i film… cosa abbiamo visto, sentito, provato… rabbia, gioia e dolore… queste sono le cose che passerò. Questo è ciò per cui vivo. Dobbiamo passare la torcia e lasciare che i nostri figli leggano la nostra storia caotica e triste attraverso la sua luce. Abbiamo tutta la magia dell’era digitale per poterlo fare. La razza umana probabilmente giungerà al termine prima o poi e nuove specie potrebbero regnare su questo pianeta. La terra potrebbe non esistere per sempre ma abbiamo comunque la responsabilità di lasciare quante più tracce di vita possiamo. Costruire un futuro e tenere vivo il passato sono la stessa cosa» trad. Paolo Andrea Pasquetti.
[7] V. Hugo, I Miserabili, p. 1119.
[8] H. Kojima, Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty; «Trova qualcosa in cui credere e trovala per te stesso. Quando l’hai fatto, trasmettila al futuro» trad. Paolo Andrea Pasquetti.
[9] Rika Muranaka – Carla White, Can’t Say Goodbye to Yesterday in Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, trad. Paolo Andrea Pasquetti.
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Crediti immagini / Image credits
Le immagini presenti nell’articolo sono tratte dalle seguenti opere:
- Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty (2001) — illustrazioni originali di Yoji Shinkawa, Konami.
- Andor (2022–2025) — fotogramma della seconda stagione, episodio 9, produzione Lucasfilm, distribuzione Disney+.
- Les Misérables (2012) — fotogramma dell’adattamento cinematografico diretto da Tom Hooper, produzione Working Title Films / Cameron Mackintosh, distribuzione Universal Pictures.
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Image credits
The images featured in this article are taken from the following works:
- Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty (2001) — original illustrations by Yoji Shinkawa, Konami.
- Andor (2022–2025) — still from Season 2, Episode 9, produced by Lucasfilm and distributed on Disney+.
- Les Misérables (2012) — still from the film adaptation directed by Tom Hooper, produced by Working Title Films / Cameron Mackintosh and distributed by Universal Pictures.
The images are reproduced for the purposes of analysis, criticism, and discussion of the respective works, in relation to the themes explored in this article. All illustrations and film stills remain subject to copyright, and all rights belong to their respective authors and rights holders.
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