Che a Wagner il “nostro” Filippo Sassaroli non fosse simpatico è risaputo. Lo dice apertamente il grande compositore tedesco nella sua autobiografia: «[…] spesso ci veniva a trovare il favoloso soprano Sassaroli[1]: un uomo mostruoso, alto e panciuto, che mi terrorizzava con la sua voce acuta e femminile, con la sua volubilità sorprendente e con le sue risate continue e gracchianti». Si può capire l’effetto o l’impressione che poteva fare ad un bambino – Wagner aveva meno di 10 anni – la presenza di quest’uomo alto e grasso, dal viso imberbe «generalmente pallido e cadente ma animato da un fuoco gentile». Probabilmente il giovane Wagner non ne accettava i gesti carezzevoli… E’ pur vero, come dirà ancora C.M. von Weber in un commovente ritratto di Sassaroli, che «Il pover’uomo amava appassionatamente i bambini, che coccolava ogni volta che ne aveva l’occasione, con gli occhi pieni di lacrime. Il suo cuore nobile – continua von Weber –nutriva odio solo per un essere, il suo padre crudele» (cui non negherà tuttavia un generoso compenso).

Filippo Sassaroli, figlio di Jacopo e Anna Gentili, era nato a Filottrano il 2 maggio 1768[2]. Fu uno straordinario soprano castrato che cantò in Italia e, per circa trent’anni, in una delle città europee musicalmente più importanti di allora: Dresda; negli anni in cui i musici o castrati stavano diventando artisti rari. La sua carriera canora era iniziata nella vicina Cingoli dove, adolescente, in occasione del carnevale del 1783, aveva cantato nella farsetta per musica Il Bassà generoso (Zelinda) e in Lo sposo Burlato (Livetta) di N. Piccinni. L’anno dopo, al carnevale di Macerata è fra gli interpreti del Giulio Sabino (Voadice) e di Elpinice (Ismene) di G. Giordani. Nel carnevale del 1788, a Perugia, Sassaroli canta in La Virginia (Tullia), dramma di G. Andreozzi e in Ifigenia in Tauride (Dori) di A. Tarchi. A Venezia, in occasione della fiera del 1790, è fra gli interpreti della Teodolinda (Agilulfo) di F. Gardi. Nella città lagunare tornerà nel 1796 per cantare Negl’Indiani di F. Nasolini e, durante la fiera dell’Ascenzione, nel Vologeso (Vologeso) di I. Gerace. Nel 1794, a Bergamo, è fra i cantanti del dramma serio L’Epponina (Tito) di S. Niccolini; a Modena, nel 1795, è presente nell’opera Cleopatra di D. Cimarosa e al carnevale di Cremona dello stesso anno nell’ Ifigenia in Aulide di N. Zingaretti. Nella primavera del 1795 l’artista prende parte alle due versioni della Morte di Cleopatra (Marcantonio), quella di F. Bianchi e l’altra di F. Nasolini, quest’ultima rappresentata a Firenze. Al carnevale di Roma del 1798, canta in Lodoiska (Loviski) di G.S. Mayr; nel cast c’è anche Angelica Catalani.

Dal 7 agosto 1798 al 1803 Sassaroli entra a far parte del coro musicale della Basilica di Loreto diretto dal maestro di cappella Nicolò Zingarelli. Su “licenza” (permesso) della Congregazione lauretana, egli potrà recarsi a cantare, nel 1799, al carnevale di Roma e nel santuario del SS. Crocifisso di Longiano; nel 1801, al carnevale di Macerata. L’8 agosto 1801 l’artista parte, con il permesso del Governatore, per Dresda, da dove, poco tempo dopo, invierà a Loreto una lettera in cui annuncia le sue dimissioni dal coro. Filippo Sassaroli è operativo a Dresda dal 1802. Ingaggiato come cantante da camera e da chiesa dalla corte di quella città e in seguito dall’Opera Italiana, l’artista si esibirà in terra tedesca per il resto della sua carriera. Degne di nota sono le sue interpretazioni nel Sargino l’allievo dell’amore, dramma eroicomico di F. Paer rappresentato il 26 maggio 1803 e nella Betulla liberata (Giuditta), dramma sacro di J.G. Naumann andato in scena il 13 aprile 1805. Il 3 ottobre 1807, nel Real Teatro di Sassonia, Sassaroli canta nell’Artemisia di D. Cimarosa. Da quella data in poi l’artista limiterà la sua attività canora alle pagine sacre. Nel 1814 si esibisce in un Miserere di F. Morlacchi, coinvolgendo anche il fratello Germano. Tornato nuovamente all’opera nel 1817, si distingue nel Tancredi di Rossini, riprendendo il ruolo scritto per un contralto. Intorno al 1818–19 il maestro di cappella C.M. Weber scrive per lui l’offertorio Gloria et Honore coronasti eum, in cui il cantante sfrutta le sue non comuni doti virtuosistiche di soprano. Nel 1819 Sassaroli canta in un concerto a Lipsia; nel 1822 si esibisce ancora a Dresda in una cavatina corale ad un concerto la cui prima parte era composta da sinfonie di Beethoven. Il 30 aprile 1720, scaduto il suo contratto di “cantore di chiesa”, Sassaroli chiede altri otto anni di servizio, che gli verranno concessi insieme ad un’indennità. Il 30 settembre 1728, l’artista si congeda dai suoi incarichi a Dresda. Poco tempo dopo farà ritorno a Filottrano, dove morirà l’1 febbraio 1834. I giudizi critici sull’arte di F. Sassaroli furono contrastanti. Nel 1852, ecco come J. Sullivan Dwigh ricorda il cantante che vide ne Gli Orazi e i Curiazi di Cimarosa: «[…] allora possedeva quella che forse era la più bella voce in falsetto d’Europa. In chiesa […] la sua voce ebbe un effetto straordinario poiché il vasto spazio triplicava la sua potenza, mentre ne annegava la sostanza; ma sul palco sembrava quasi insopportabile […], percorreva le tavole a lunghi passi, gesticolando come un gigantesco burattino mentre tubava come un flauto nascosto nella pancia di un contrabbasso […]»
Germano Sassaroli (Filottrano 3 novembre 1777 – Dresda fra il 20 e il 30 maggio 1846), cantante basso, era il fratello di Filippo. Dopo essere stato allievo del compositore S. Mattei a Bologna dal 1794 al 1797, intraprende la carriera di cantante. Al carnevale del 1808 a Macerata, G. Sassaroli canta in L’avaro (Orgasmo) di F. Orlandi e nell’autunno dello stesso anno, ad Ancona, nel Segreto di G.S. Mayr. Si ricordano sue interpretazioni a Fermo, nella primavera del 1810, nella farsa per musica L’amor coniugale (Maroski) e a Senigallia nel 1813. Sempre nel 1813 Germano partecipa, senza fortuna, al concorso per cantante basso del coro musicale della Basilica di Loreto. Probabilmente su suggerimento del fratello, poco tempo dopo, si trasferisce in Germania. Dall’8 gennaio del 1816 fa parte dell’Opera Italiana sovvenzionata dalla corte di Dresda. Dal 1817 al 1818 passa alla musica lirica presso il Dipartimento Italiano del teatro di corte fino allo scioglimento dell’Opera Italiana nel 1832. G. Sassaroli canterà nel dramma semiserio Agnese (D. Germano e D. Pasquale) di F. Paer, nel Miserere di Morlacchi nel 1814 e ne L’inganno felice (Batone) di Rossini, rappresentato il 3 gennaio 1818. Sempre a Dresda, il 27 maggio 1823 sposa Marianne Feller. Il 14 gennaio 1826 canta, insieme al fratello Filippo, nella Matilde di Shabran (Edoardo) di G. Rossini. Nella biblioteca del Conservatorio di S. Cecilia di Roma è conservata la partitura di un Magnificat a quattro voci di G. Sassaroli.
- Attilio Coltorti, 18 novembre 2024
[1] Le visite di F. Sassaroli e von Weder a casa Wagner non erano altro che incontri professionali che i due artisti intrattenevano con Klara (1807 – 1875), sorella maggiore di Richard, precoce e dotata cantante.
[2] Si ringrazia per la collaborazione nella verifica dei dati anagrafici dei due cantanti la Dott.ssa Eleonora Barontini dell’Archivio Diocesano di Osimo.