EMMANUEL – la riscoperta delle radici per proteggersi, proteggere e corrispondere al cielo

Sono in biblioteca e sto cercando un attacco per il computer. Mi siedo di fronte a un ragazzo, scorgo subito qualcosa nel suo sguardo. Il modo di osservare lo schermo risponde a una sospensione dello sguardo, lo porta a non fissare alcun punto, sembra che disperda cautela nello schermo. Noto una somiglianza, ma non è questa a spingere la mia curiosità. Sono i suoi modi, la lenta assimilazione, l’apparente attesa inespressa. Mi presento e gli dico: «Assomigli tantissimo a Ikonè, il giocatore della Fiorentina.» Appena parlo, mi pento dell’ingresso, inadeguato rispetto alla curiosità che lo ha incoraggiato. Ci presentiamo e il discorso si orienta nel calcio, siamo entrambi interisti.

Mentre la conversazione procede, lo sguardo di Emmanuel, questo è il suo nome, resta tenue, le sue parole hanno il peso piumato che si adegua al tono, riconoscibili alla vista oltre che all’udito, appartenenti a un sistema che fa appello alle notevoli forme della complessità, come fossero bollicine di una bottiglia d’acqua leggermente frizzante. Si balena in me il presentimento di una sua passione per la letteratura. Domando bruscamente e lui conferma quanto avevo presagito. Apprezza la letteratura. Cerco di adeguarmi alla sua delicatezza, ci scambiamo i numeri e mi racconta la sua storia.  

Capisco subito che quanto avevo percepito non si limita esclusivamente alla sfera letteraria, la cura delle sue parole mi proietta oltre, vicino al nucleo che fa della letteratura preludio e destinazione dell’esperienza. Quando espongo a Emmanuel le ragioni della mia curiosità e quanto avevo notato, mi risponde:

«Ti capisco, faccio il mediatore culturale da 10 anni, sono abituato alle persone»

È in Italia dal 2009 ed è originario del Ghana, lavora come mediatore culturale. Dopo 7 anni di lavoro, decide di frequentare la triennale di Mediazione Linguistica, ora è iscritto alla magistrale di  un’altra facoltà, quella di Scienze Politiche, nel dettaglio “International politics and economic relations”.

Quando gli chiedo se è soddisfatto della scelta, dice:

«Sì, ho degli obiettivi, non mi basta dire “c’ho un bel lavoro” mi piace cercare qualcosa in più, per questo ho sentito il bisogno di iscrivermi all’università, nonostante avessi già un lavoro. Mi sono iscritto a Mediazione Linguistica quando già ero un mediatore culturale, sapevo l’inglese, il francese, vari dialetti del Ghana e dei paesi limitrofi. Dopo, come spesso accade, si sente il bisogno di continuare, non ci si può fermare, c’è sempre voglia di fare qualcosa in più e quindi mi son detto, proseguiamo»

Torniamo poi al filo sottile che ha legato questa conversazione nata per caso e gli chiedo del rapporto con la letteratura.

«Arrivato qui, mi sono subito adoperato per imparare e conoscere la storia della letteratura italiana, finché, nell’ottobre 2022, una professoressa, mentre stavo scrivendo la tesi, mi ha detto che non c’era più bisogno di continuare con la letteratura italiana, ma bensì riprendere il rapporto con le origini e mi ha consigliato un libro: “The Beautyful ones are not yet born” di Avi Kwei Armah. Da quel momento ho capito ed è iniziato per me un percorso introspettivo, volto a ripercorrere e riscoprire la letteratura delle mie origini.»

Ora, la percezione del momento muta. Dietro a questa riscoperta che Emmanuel mi confida essere difficile e gratificante, l’azione assume le sembianze della riconoscenza, del ritrovamento che ricompone le parti, i sentimenti e perfino le aspirazioni future.

«Ora sto compiendo un nuovo viaggio, diverso da quello che mi ha portato in Italia, sto riscoprendo le mie origini»

È evidente quanto questa riscoperta lo aiuti a porre la sua esperienza in un lavoro che compie e che ha un’utilità sociale spesso sottovalutata. Ricostruire le tappe di un nutrimento dalle radici armonizza lo spazio e il rapporto con l’esterno, con il mondo notturno, con la voglia di orientare le proprie fronde. La riscoperta lo avvicina ancora di più anche all’Italia che lui apprezza e a cui mostra una sincera gratitudine. Mi riporta quanto dice spesso agli immigrati con cui è a contatto quotidianamente:

«Mio padre ha fatto un viaggio pieno di insidie per venire in Italia, io l’ho raggiunto con l’aereo, voi siete arrivati, i vostri figli nasceranno qui, loro non subiranno ciò che avete subito voi. Cercate la strada giusta, anche se non si sa qual è la strada giusta. Non abbandonate mai la legalità, non scegliete la strada più facile.»

Aggiunge:

«Poi racconto loro i sacrifici che mio padre ha compiuto per farci venire qui in Italia e di come poi questi abbiano favorito la famiglia.»

Ed ecco un esempio di come le origini, in questo caso familiari, possano restituire un approccio alla vita che diventa un insegnamento quotidiano.

«Sai qual è la mia gioia più grande? È vedere, dopo 10 anni di lavoro, molti ragazzi che ho aiutato costruire una famiglia, un percorso stabile e parlare correttamente l’italiano.»

La realtà che non smetterà mai di nutrire la volontà di un canto comune dell’esistenza: la riscoperta delle radici per proteggersi, proteggere e corrispondere al cielo.

  • Simone Sanseverinati, 4 novembre 2024

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