Tre inediti di Giorgio Fiocchi

Sua maestà – Luna

Maestosa s’alza,

si fa spazio

tra nuvole e camini.

 

Splendente governa

la notte d’estate

nell’anno delle guerre.

 

Sembra quasi parlarmi.

Sembra sia

un faro

una speranza

nella notte buia

in cui tutto è spento.

 

Chissà

se tutti i popoli

in guerra

possono ammirare

sua maestà

o è coperta

dal fumo delle bombe

appena sganciate.


Gioia nei suoi occhi

La gioia nei suoi occhi

quando vide il risultato

frutto

di tanta bontà costante

nel tempo lesto.

 

Fiori bianchi spuntarono

sul suo nero davanzale

e la sua gioia

diventò anche la mia

vedendole

un sorriso di gioventù

in volto.

                              Per nonna Teresa


La poesia

Lei va, come quella foglia

che da bimbo

ponevo su quel piccolo ruscelletto

e la corrente se la portava via con sé,

così

sul foglio

le parole viaggiano veloci.

 

Lei è infermabile;

lei ti dona massi

e lei te li toglie;

lei ti crea un vuoto

e allo stesso tempo

te lo riempie.

 

Lei non ha bisogno di tanto spazio

per colpirti,

ma appena lo fa

o resti d’incanto come quando

vedi la primaverile fioritura dei ciliegi

oppure

resti ferito nell’animo come quando

vieni improvvisamente trascurato

da una persona

a te cara.

 

Poesia.


Sulla Radura oggi ospitiamo con piacere un giovanissimo, Giorgio Fiocchi, con tre suoi inediti che accogliamo tra i nostri sentieri. Leggendo i suoi versi risalta con evidenza una disposizione grafica e formale tesa ad incavare la narrazione poetica in strofe ben definite e chiuse. In particolare, la commistione che spesso si ritrova in apertura di ogni singola strofa tra l’uso della punteggiatura e una costruzione sintattica quasi da inciso, per brevità e scelte lessicali, crea una vera e propria scansione incipitaria all’inizio delle stesse: in questo modo il ritmo presenta un’andatura stabile, puntuale anche grazie alle numerose anafore e ripetizioni. In tal senso, ogni strofa viene così ad assumere una struttura chiusa, con contorni ben definiti e all’interno della quale riesce a condensarsi con esaustività e concisione l’immagine che l’io vuole cantare.

Ed è infatti una postura da osservatore esterno, quella dell’io che tra curiosità e ammirazione, domande e risposte poste a sé stesso e fuori di sé, contempla in ogni componimento varie figure – dalla luna, al ricordo di una persona cara fino alla poesia vera e propria – fotografandole in singole immagini ognuna delle quali, appunto, incasellata nel suo singolo riquadro strofico. Eppure, ogni immagine (e ogni strofa) avverte di far parte di un racconto poetico più ampio, legandosi l’una all’altra – anche musicalmente attraverso rime ed assonanze – in una struttura narrativa compiuta che rimanda all’intero componimento. E questa osservazione genuina, poetica appunto, si scorge con maggior chiarezza proprio nell’ultimo componimento dove l’io, attraverso similitudini vivide e colorate, canta il suo rapporto con la poesia stessa diventando poi (come anche negli altri componimenti) parte di quelle medesime visioni; non più semplice spettatore ma immagine anche lui fusa insieme a quelle da lui cantate. In questo modo si delinea un sentiero poetico preciso che qui, su Radura Poetica, siamo certi porterà il nostro giovane autore in questione a mete sempre più luminose: in bocca al lupo per la via appena intrapresa.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 18 settembre 2024

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