Tre poesie da Miraggio di un sogno lucido di Nico Gioli

Leggero

Non sarà mai leggero amarti:

 

prima mi fai sentire Dio

poi sorridi

e ho paura di morire.


È per la tua anima che respiro.

Bianca e pura, rara

è la tua anima, che accende

il desiderio di difenderla dai mali.

Non ho altro adesso,

ma cos’altro posso volere io

se non farmi fortezza del mondo?

Io, ch’ero guscio d’uovo.


Un’ultima curva un portone un ascensore

è un viaggio-rituale da fare sulle punte.

Evitare la rabbia dei cani sguinzagliati

piano piano, sulle punte. È più vicino maggio

a ogni cadenza – tornano le rondinelle

ai pergolati bianchi e argento, rispolverano

i vecchi nidi-culla, mutano le piume.

Un’ultima curva un portone un ascensore

è planare sul greppo innevato della giovinezza.

Cento. Mille. Diecimila ali. Maggio è arrivato

nella tua terra di corolle. Non c’è freddo. Non c’è caccia.

La terra è fertile. Mi pianto qua.


Oggi ospitiamo qui su Radura Poetica tre poesie di Nico Gioli, tratte dalla sua raccolta Miraggio di un sogno lucido (Controluna Edizioni, 2024). In questi suoi testi si intravede con una certa evidenza un leitmotiv di fondo incentrato sul rapporto dell’io narrante con la realtà esterna che lo circonda, il suo trovarsi e cercarsi nel mondo tanto attraverso il legame amoroso con un tu con il quale interscambiarsi di continuo quanto, soprattutto, tramite un percorso di crescita, maturazione e fioritura vera e propria nel luogo cercato, prescelto e infine trovato che si tenta di abitare.

In questo senso, le metafore particolarmente intense e riuscite traslitterano sulla carta, agli occhi del lettore, questo sentiero di sviluppo fisiologico della propria età di giovinezza nel mondo, in cerca di un suo sviluppo compiuto: da un uovo che si schiude in una fortezza al piantarsi nella terra di maggio, in attesa di germinare del tutto. Il ritmo che accompagna questi versi vibra con una cadenza regolare e stabile, grazie in particolar modo all’uso puntuale e regolare della punteggiatura che porta i componimenti a sfociare in una serie di vere e proprie frasi ad effetto, cariche di significato nelle loro immagini. In tal modo e per questo la melodia che lega ogni verso non è data tanto da assonanze o simili, quanto proprio da questo andamento composto, cadenzato e dalla ripetizione di specifiche parole intagliate in alcuni punti per riverberare quel senso della ricerca di uno spazio proprio, definito, dove infine crescere e ricrescere.

  • Paolo Andrea Pasquetti, 4 settembre 2024

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